
LA CHIMERA
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera
LA CHIMERA

Musica a cura di Mariasole Chiari.
La prima versione de La Chimera uscì nel 1912 su «Il Papiro» con il titolo di Montagna-La Chimera.
A differenza della versione definitiva che confluirà nei Canti Orfici (1914), vi sono indicazioni di spazio («Montagna») e di tempo («Notturno», «Estate»). Abbiamo scelto così di registrare il brano «La Chimera» in una notte d'estate sulle montagne di Campigno(Marradi), in un'unica registrazione, come dal vivo, per attenerci alla dimensione di
oralità/auralità dei versi («Purità di accento», come avrebbe detto il poeta marradese).
Come Campana scriverà a Prezzolini (Marradi, 6 gennaio 1914): «Scelgo per inviarle la più
vecchia la più ingenua delle mie poesie, vecchia di immagini, ancora involuta di forme: ma Lei sentirà l'anima che si libera». Abbiamo scelto così di inscenare, con "forme involute",semplici, naïf, il canto di un'«anima che si libera» quasi uscendo dal corpo.

Il principio dialettico maschile/femminile, presente ne La Chimera come in tutta l'opera del poeta di Marradi, è rappresentata dalle voci del Duo Chiari, in una rivisitazione sobria, semplice, quasi primitiva, ma al contempo attenta alla dimensione intima, liederistica, onirica.
- sfiorando il repertorio popolare di primo Novecento (tanto caro al poeta), la voce femminile di Mariasole disegna con tecniche del recitar cantando la sinuosa linea melodica della «Chimera», che è «Regina adolescente», «Regina della melodia», femmina metamorfica alata ed evanescente che appare/scompare tra le rocce; mentre la CHITARRA classica (lo strumento più presente nei Canti Orfici, discendente della cetra di Orfeo) ribatte percussivamente gli ictus su accordi ambigui.
- in una sorta di grado zero della recitazione, la voce maschile di Leonardo scandisce prosodicamente i versi, mentre il TAMBURO A CORNICE (uno degli strumenti più antichi del mondo) rievoca l'aura barbarica e primitiva della montagna.
- le VOCI maschile e femminile dei due fratelli si inseguono, si ripetono, recitando e cantando le parole del «poeta per eccellenza dell'iterazione»
A firma del brano le campane (il poeta amava scherzare sul suo nome. Infatti inviando le liriche al Papiro si firma "Din don", "Campanula", "Campanone").